Muse
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Muse

Ciondolo ispirato alla Basilica di San Lorenzo Maggiore, sita a Napoli, dove nel 1336 avvenne il primo incontro tra Giovanni Boccaccio e Fiammetta, divenuta in seguita la musa ispiratrice di sue numerose opere. Rifinito a mano da esperti orafi artigiani e rigorosamente Made in Italy. Realizzato in oro giallo 18k con prezioso rubino incastonato a forma di cuore da 0,14 ct, che rievoca il dolce aneddoto.

Rifinito a mano da esperti orafi artigiani e rigorosamente Made in Italy.

Il ciondolo è corredato da una brochure esplicativa che spiega la connessione esistente tra la creazione orafa e l'elemento storico-artistico da cui ha tratto ispirazione.

Dimensioni: 21 mm x  15 mm

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La Basilica di San Lorenzo Maggiore a cui si ispira il ciondolo Muse è una delle chiese gotiche più importanti dell’Italia meridionale. La Basilica è dedicata a San Lorenzo Martire e per un voto fatto durante la Battaglia di Benevento, Carlo I d’Angiò la fece costruire intorno al 1270.

Era un Sabato Santo, quello del 1336 quando nella chiesa di San Lorenzo Maggiore a Napoli ebbe luogo uno degli incontri più famosi della letteratura italiana: quello tra Fiammetta e Giovanni Boccaccio. Il poeta racconta di essersi innamorato di lei proprio nella bella e suggestiva chiesa napoletana e lo fa nella “Elegia di Madonna Fiammetta I“, romanzo in prosa datato al 1343-1344. Il passo descrive proprio il primo incontro tra la nobildonna napoletana Fiammetta e il giovane fiorentino Panfilo (Boccaccio), mentre si trovavano in Chiesa. Per tale ragione è stata incisa sul ciondolo la parola Museche sta per musa ispiratrice.

Fiammetta è la protagonista delle opere di fantasia del poeta. Una lunga tradizione la identifica con Maria, figlia di re Roberto d'Angiò, sposata ad un membro della famiglia d’Aquino. L’incontro con Fiammetta sconvolse la vita di Boccaccio, infatti a lei sono dedicati il Filostrato e il Teseida; ella è personaggio del Filocolo e dell’Ameto, una delle novellatrici del Decameron; riappare come amata dal poeta nell’Amorosa visione.

Boccaccio arrivò a Napoli nel 1327, appena quattordicenne alla corte dei D’Angiò, il legame con la città fu forte da subito. Quello che lo attirava erano i colori, le voci e i profumi di Napoli, la quotidianità dei napoletani, le loro abitudini e la vita nei quartieri. Fu l’autore della prima testimonianza della lingua napoletana nel suo “Epistola napoletana“, tutto scritto in napoletano con un breve preambolo in toscano.

 

 

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